giovedì 20 ottobre 2011

la situazione italiana (in poche parole)

La ricerca in italia fa cagare perchè si pensa non ci sia nulla su cui ricercare che possa trarre del profitto da qui a 10-20 anni(quando va bene). Si, perchè una ricerca la comincio ora e nel, mettiamo, 2025 ho i primi risultati ai test. Solo che buona parte dei governi occidentali con le proprie università, le case farmaceutiche, le aziende del bioreserch e biotech e del settore cropscience o le aziende chimiche, cioè le protagoniste indiscusse nella ricerca mondiale, per trovare un farmaco, un antibiotico, un batterio ad esempio che produca precursori per materiali plastici e risorse per la produzione di energie rinnovabili(vedi cianoficiine o polibetaidrossibutirrato) che diano un buon peso sulla produzione di massa, devono farne passare di acqua sotto i ponti, e poi tra tutti i controlli e la burocrazia che ci sono dietro a brevetti e compagnia bella ne passa ancora.
E, in tutto questo le suddette devono vedere se l'investimento nella ricerca di queste robe possa portare ad un profitto nel lungo termine.
L'università non ha soldi per effettuare nuove ricerche e dare(vendere) brevetti alle varie case di produzione, e le aziende dei vari settori multinazionali o no che siano, che si appoggiano molto agli studi effettuati dai ricercatori sono ferme in italia, mentre negli altri stati(vedi paesi scandinavi, Cina, Giappone, India, USA) c'è uno stanziamento nella ricerca e nell'innovazione che è una grossa fetta del PIL.

In poche parole chi da soldi e pazienza alle università e ai ricercatori del settore cresce, chi non ha soldi da stanziare per l'innovazione resta nella merda a tempo da definirsi, e noi ora come ora siamo nel secondo gruppo.


Saluti

Nessun commento:

Posta un commento